Via L’AQultura, di Bubbapuppi Bubba

Abbiamo incontrato PCTK a L’Aquila. Abbiamo fatto una lunga conversazione su come il contesto in cui ci muoviamo negli ultimi 7 anni abbia assunto una peculiarità non riscontrabile in altre città e luoghi di Italia e sulla affermazione attribuita a Banksy: “Un muro è una grande arma. È una delle cose peggiori con cui puoi colpire qualcuno”.

PCTK è un progetto nato a L’Aquila intorno al 2014, data incerta, i cui inizi sono timide apparizioni sui muri delle stanze e dei corridoi di alcuni edifici istituzionali e non.
In quello stesso anno in città, un po’ dappertutto, sono comparse quelle “odiose” scritte, una specie di TAG ma fatta male, quasi da mano infantile.
Clamorosamente una in particolare compare su un tratto di muro del centro della città che ospita un pezzo di street art nato in seno all’iniziativa Re_Acto Fest, deturpandolo irrimediabilmente.
Colori fluo tipo fucsia, verdeacido, giallo ma anche semplice pennarello, così, tanto per dar fastidio, non comunicare nulla e comunicare il nulla…o no?

Bubba: SAPETE che il vostro intervento è percepito come puro raid vandalico che deturpa la città e che quello realizzato sul pezzo di DAREK BLATTA è stato considerato un atto puerile di aggressione all’arte di strada?

PCTK: NOI ci limitiamo ad intervenire senza autorizzazioni al fine di compiere il gesto. Non cerchiamo nessun riconoscimento sociale e non ci interessa il riconoscimento degli altri writers.
Anzi,assecondiamo tanto il nostro ego che invitiamo tutti a partecipare alla nostra operazione e a copiarci. Il nostro pubblico è la moltitudine che può assumere lo status sia di spettatore che attivatore.
PCTK: I graffiti non sono un bene comune.
PCTK: NON ci interessa essere bravi e fare cose belle. In questa città ci si annoia molto e noi abbiamo tanta creatività da esprimere… e allora usciamo e ci esprimiamo.

Bubba: A L’Aquila c’è stato un bruttissimo terremoto nel 2009 che ne ha cambiato per sempre i connotati. In questi anni il processo di ricostruzione e ristrutturazione è avanzato parecchio e quindi ogni gesto che non sia teso a valorizzare e rispettare ciò che c’è, comprensibilmente non è ben visto, più che in qualsiasi altro posto in Italia.

PCTK: C’E’ il bianco e il nero, L’Aquila non fa eccezione, in tutte le faccende umane. Tutto preciso, pulito, nuovo di pacca, legale e autorizzato. C’è posto per tutti nel mondo, pure per quelli che non sono interessati alle mostre d’arte all’aperto e che rattristano i curatori dei progetti della cosiddetta urban art.

Il meccanismo di ribaltamento dei piani abbiamo imparato a riconoscerlo: la street art si mette al servizio delle amministrazioni politiche delle città che sono deturpate da fallimentari quartieri periferici senza servizi per la cittadinanza che ci vive, senza bellezza per quei tristi caseggiati e palazzoni pieni di vita dentro.
I pezzi sui muri ritinteggiano e donano alle strutture serie di spot che i turisti possono usare come sfondo per scattare istantanee con i loro faccioni in primo piano.
Lo spray sul muro è il segno rassicurante che serve a ricordare che sarà la bellezza a salvare il mondo. Ma…

PCTK: IL muralismo che abbiamo visto non ha nessun potenziale di trasgressione o di provocazione e non sarà di ispirazione per nessun cittadino a immaginare un quartiere diverso, una città più a misura, anzi, messa così è una virgola tutto più sopportabile. I graffiti non c’entrano niente con la street art.

Bubba: LA vostra è un’operazione anti-gentrificazione, anti infighettamento?

PCTK: NON è nelle nostre intenzioni fare la morale a nessuno, ma sì, potrebbe funzionare da monito: questa città rischia grosso, rischia di diventare laboratorio di pseudo rivalutazione del centro storico ricostruito inaccessibile a chi non ha soldi.
PCTK: NOI non ci siamo mai cascati e detestiamo la street art, perché giustamente la percepiamo come uno svilimento commerciale ed è diventata arte decorativa e priva di contenuti polemici, arredo da esterni.

Bubba: OK, ma perché la vostra scritta deve essere così brutta?

PCTK: BEH, grazie tante! Non è affatto brutta, è uno stile che in giro non vedete. Un nuovo spirito del vandalismo.
PCTK: HAI presente Basquiat, “sempre la stessa merda”. La nostra è una street art simulata: sembriamo quella roba là ma non lo siamo per niente perché facciamo schifo. Stile libero.
PCTK: HAI presente le archistar? Costruiscono palazzi pazzeschi ma non gli interessa nulla dell’abitare, degli esseri umani che hanno bisogno di abitare. Pompano l’ego ai limiti della distorsione del piano della realtà. Il risultato sono oggetti bellissimi che nessuno realmente vuole perché la vita vera è un’altra storia. Noi non vogliamo risultare carini.

Nella terza edizione del Re_Acto Fest del 2016 a Paganica, paese vicinissimo a L’Aquila quasi interamente distrutto nel 2009 e ancora tutto da ricostruire, un pezzo è stato vandalizzato, stavolta da un meno organizzato semplice cittadino con bomboletta spray verde. La scritta sul lavoro di SOLO definita “delirante”, “poco edificante”, lanciava strali contro il sindaco della città. La condanna dell’intera comunità e degli addetti ai lavori è stata unanime. In questo caso l’autore dell’opera sfregiata ha ritenuto di dover restaurare il proprio pezzo e quindi cancellare la scritta.

PCTK: APPUNTO. Tanto vale montare un sistema di video sorveglianza, ahahah! SOLO aveva spacchettato una lavagna per qualsiasi alunno avesse voluto annotare qualcosa. Non siamo nel tuo salotto di casa, non sei in un museo con il personale appollaiato agli angoli a controllare i comportamenti della gente. Sei su un muro, per strada, punto. Sei un punto. Basta.
PCTK: LO dice Roland Barthes Il muro, si sa, attira la scrittura.
PCTK: IL discorso è proprio semplice: quel muralismo non denuncia nessuno stato delle cose che non va. È patetico, con quei faccioni, con i lacrimoni, e soprattutto, non dice proprio nulla alla gente che vive dentro ‘sti quartieri nuovi e già vecchi, ma a noi sta benissimo così, noi facciamo il nostro. È un linguaggio e un codice lontano da questo imbellettamento che va tanto di moda.

In realtà il quoziente di metafora è molto basso. Si torna alle origini, quando la TAG serviva ad esprimere l’individualità nuda e corporea, per dire che “io sono un corpo in un posto del ca__o e non è detto che prima o poi non riesca a uscirne. E voi andate tutti a fare in c__o!”

Bubba: QUINDI PCTK non è un prodotto subalterno a quello della street art ufficiale e socialmente accettata e apprezzata, ma ha una sua autonomia e origini proprie.

PCTK: NOI facciamo i muri e ce la rischiamo. Siamo riconoscibili e non siamo mai ambigui. Noi non protestiamo contro niente, non siamo gente del Bronx, non siamo negli anni settanta-ottanta a New York. Siamo vuoti di senso ma il senso, vedi, tu ce lo vuoi trovare. Siamo semplici giovanotti in giro.
PCTK: ABBIAMO più a che fare con il disegnino “Kilroy was here” della seconda guerra mondiale.
PCTK: NON ce ne frega niente delle periferie degradate, non siamo una roba antagonista.

street art e graffiti a Marsiglia in Francia
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Dal 1945 a oggi sono più di 45 i muri eretti per contrastare l’immigrazione e il flusso delle persone. Per citarne qualcuno: Cisgiordania – Israele, Ceuta e Melilla,
Sahara occidentale-Marocco, Usa-Messico dove più di 5.600 persone sono morte nel tentativo di attraversarlo oppure Rio de Janeiro dove è stato costruito un muro tra le zone ricche e le zone povere della città o il liquido muro fatto di burocrazia-europa-unita che compie vere e proprie stragi in mare.

Bubba: SONO questi i muri a cui si riferisce Banksy?

PCTK: BANKSY chi? Un altro brand per fare soldi, mostre, pubblicazioni, magliette, agendine. Quella roba non è riferimento per nessuno. Serve solo a spingere ancora sul pedale dell’isteria dei sentimenti di una società esaurita e con la creatività umiliata e censurata.
PCTK: C’E’ lui, quello che fa documentari sul riscaldamento globale, quella che va in Africa a sfamare le popolazioni, quell’altro che dice che dobbiamo riprenderci il nostro pianeta…la protesta sul muro è caduta giù insieme a quello di Berlino. È già tanto se si riesce a preservare la propria integrità di essere umano ricordandosi il proprio nome.

Bubba: AVETE qualcosa a che fare con il nazismo, razzismo e simili? Ci riferiamo a questi:

PCTK: QUELLO è un sottopasso inutilizzabile, le persone non lo usano quasi mai. Ci capitano i ragazzi che vanno a scuola perché lì vicino ci sono le fermate degli autobus. Su quei muri ci trovi di tutto, forse è l’unica testimonianza vera di questi tempi che vive L’Aquila, personalmente sono i muri più belli di questa città. Stop.

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