In un dialogo fatto di dissonanze e corrispondenze, RammendaMenti 2017 espone le opere dell’artista Sergio Nannicola accanto ai “tappeti” dell’antica tradizione tessile abruzzese.

A pochi anni dall’inizio della ricostruzione dei centri storici all’interno del cratere sismico dell’aprile 2009, il senso di questo accostamento risiede nella volontà di rispondere al quesito dell’antropologo Antonello Ciccozzi, che si chiede se la nostra civiltà sia ancora in grado di rimarginare le sue ferite.
Da un lato Sergio Nannicola ci mostra nei Piatti del Cratere la pianta medievale della città. È una denuncia amara della speculazione, un avvertimento per la società civile, la testimonianza della grandezza passata e dell’evento nefasto, ma anche il progetto per la rinascita futura, la tenace volontà di resilienza, il dono genuino per la generazione futura.

Dall’altro lato, come il dipinto su una ceramica, come la storia sulla pagina di un libro, i “tappeti” tessuti dalle nostre donne raccontano il mondo e gli umili che lo abitano e che cercano di comprendere la vita.

Il loro è un racconto simbolico, da decifrare.

Parla di donne che ricevevano in eredità da altre donne la sapienza di un mestiere e con esso un bagaglio di figure simboliche che arrivavano da lontano. Nella perpetuazione del lavoro, a loro volta, tramandavano i saperi ricevuti, con l’umiltà di chi comprende non tanto col pensiero ma col cuore.
Quest’arte era il loro patrimonio, il loro posto nella società, il modo di far risuonare la loro voce discreta e saggia.

Questa saggezza appartiene alla terra d’Abruzzo, alle sue montagne che aspre e dure forgiano lo spirito dei suoi abitanti. Molto di questo rapporto ancestrale è stato strappato.

RammendaMenti 2017 vuole essere un augurio per ricucire la ferita, ritrovare quel filo che lega gli abitanti allo spirito della loro terra e ripartire seguendo la trama e l’ordito della natura.

Maria Grazia  Liguori

http://www.comunevillasantaluciadegliabruzzi.aq.it/
https://nannicola.wordpress.com/

Il comune di Villa Santa Lucia degli Abruzzi ha iniziato nel 2015 un qualificato discorso sull’arte contemporanea proponendo la mostra personale dell’artista aquilano Sergio Nannicola dal titolo RammendaMenti.

Nella location del “Museo delle Capanne in Pietra” abbiamo scoperto ulteriori confini e nuovi orizzonti dell’arte, apprezzando altresì la singolarità del linguaggio usato dall’artista.

Anche quest’anno l’amministrazione comunale ha fortemente voluto questa manifestazione, realizzando RammendaMenti 2017. Il proposito è evidenziare, con un’attenta scelta di opere di Sergio Nannicola e antichi tessuti abruzzesi, che frugando, nella memoria collettiva, l’arte produce da sempre un linguaggio universale che non conosce tempo né spazio, con l’unico intento di dare concretezza visiva alle pulsioni interiori di ognuno di noi. Con questo evento la nostra amministrazione intende avvalorare la conferma che Villa Santa Lucia, pur essendo una piccolissima realtà dell’Abruzzo aquilano, potrà dare negli anni a venire il suo contributo per la rinascita culturale della regione.

IL SINDACO
Antonio Paride Ciotti

Rinascere con l’arte – Gutenberg Editore 2015

Rinascere con l’Arte raccoglie le esperienze condotte da Sergio Nannicola in questi ultimi sei anni, da quando, nel 2009, all’Aquila e nei territori limitrofi la terra tremò. Opere, esperienze, performance, azioni seguite dal commento e dall’analisi di numerosi critici dell’arte, che hanno sostenuto e affiancato l’artista.
«Può un popolo rinascere dalle sue “ceneri” come fece la mitica araba fenice? Da circa cinque anni Sergio Nannicola prova a dare una risposta al quesito», è quanto scrive nella premessa l’AssociazioneArte, che ha promosso la realizzazione di questo volume.

«In realtà sono molto più di una in quanto, attraverso la reattività delle persone, si possono attivare dinamiche e processi più o meno rigenerativi. Uno di questi è senz’altro l’arte che, attraverso la sua visione utopica e spesso provocatoria, prova a rompere sistemi precostituiti».
Rinascere con l’Arte, attraverso un ricco repertorio di immagini e di testi, ricostruisce un discorso diacronico “pre e post sismico”.

«Il primo, premonitore dal punto di vista creativo – dove tematiche, soggetti e materia anticipano o ripercorrono questioni d’identità, memoria e immanenza recuperate dall’oblio del tempo e degli uomini.
Al secondo, sofferto ma lucido, l’artista ha dedicato tempo e spazio della sua vita privata quasi fosse una missione da compiere nell’interesse di una intera comunità. Infatti, se inizialmente si voleva raccontare attraverso l’arte un destino avverso e per altri controverso, strada facendo si è provato a immaginare altro. Su questo accidentato percorso, Sergio Nannicola si è dovuto misurare creativamente con la necessità di ricostruire, e ancor prima ricucire, un passato e un futuro, nel mezzo dei quali si è frapposta una drammatica interruzione della consueta continuità che sembrava fluire senza particolari turbamenti, se non quelli di una società che è sempre più distante da quei valori conosciuti e consolidatisi nel tempo».

Sergio Nannicola è nato nel 1958 a L’Aquila. Dopo gli studi presso l’I.S.A. e l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, inizia negli anni Settanta un’attività artistica che lo ha portato a partecipare a numerose esposizioni nazionali e internazionali. È titolare della cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Attualmente, la sua ricerca artistica sottintende lo studio di quei fenomeni, che si rivelano nell’ambito del sociale attraverso meccanismi paradossali che trovano spazio soprattutto nella comunicazione mediatica. L’attenzione dell’artista è rivolta verso quelle forme di speculazione che, in nome di verità relative, controllano e manipolano la realtà. L’interesse verso le dinamiche sociali e verso il territorio naturale si realizza attraverso opere di vario genere, che vanno dai progetti di opere ambientali alle installazioni, ad oggetti eterogeneamente prodotti.

 

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