ELLA GODA: l’omonimo disco d’esordio all’insegna di un cantautorato power-pop electro-chitarristico

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E’ uscito in formato fisico e digitale su etichetta Bulbart l’omonimo disco di debutto degli Ella Goda, nuovo progetto di Brian Zaninoni, Sebastiano Pezzoli e Marco Towers. Tre musicisti con alle spalle esperienze e ascolti diversi che si cimentano a modo loro con la difficile arte del power-pop, come accade nel primo singolo “La cura Schopenhauer” il cui videoclipè stato presentato nelle scorse settimane in anteprima su MTV New Generation.
“Ella Goda” verrà presentato con un release-party domenica 23 aprile all’Edoné diBergamo, primo di una serie di concerti che vedranno la band portare in giro le nuove canzoni nei prossimi mesi.

Dice Wikipedia che il power-pop è “un sottogenere del pop rock, che si caratterizza per l’utilizzo di melodie semplici ed essenziali ispirate ai gruppi anni ’60, combinate con riff di chitarra abbastanza potenti, e da una struttura ritmica tipiche dell’hard rock.” Ecco: sostituendo l’hard rock con il drumming veloce e dinamico del punk e aggiungendo una dose sensibile di elettronica avrete gli Ella Goda. E avrete anche questo piccolo gioiellino a base di canzonipopular electro-chitarristiche dal suono pieno, vero e dall’efficacia seriale, capaci di rimanere in testa al primo ascolto e non andarsene più.

Sanno assolutamente cosa vogliono fare gli Ella Goda e lo fanno benissimo (da soli, perché il disco se lo sono prodotti autonomamente). Partono dalle loro influenze, le più disparate e lontane possibili – che pescano dal cantautorato, dal funk, dal brit e dal punk – e portano un pezzo di America anni ’90 nella Valseriana (Bergamo) da cui provengono, mescolandolo a un gusto pop tipicamente italiano in curvature melodiche a presa rapida con robuste accelerazioni rock. Per costruire strofe argute e ritornelli killer di deliziosa perizia architettonica, irrorati con quanto basta di elettronica vintage e qualche citazione funzionale (l’omonimo romanzo diIrvin Yalom in “La cura Schopenhauer“, una poesia di Marco Ardemagni in “Uomo o cosa“). Infine lasciano che le parole s’appoggino e scorrano sulle strutture con la (finta) semplicità di chi conosce la fatica artigianale di scrivere canzoni non solamente belle, ma anche nostre.

Nostre nella capacità di migliorare le giornate e instillare piccole grandi riflessioni sull’esistenza. Nostre nell’essere piacevoli e divertenti, ma anche accoglienti e importanti. Nostre nel fare sentire meno soli quando lo si è, e più felici quando la felicità non manca. Sta tutta qui, in fondo, la misura che distingue il pop sciatto ed evanescente da quello lucente e pensoso degliElla Goda e delle loro canzoni che, molto semplicemente, fanno stare bene.

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