Radici – L’Aquila di cemento

proiettato presso E-picentro

XII Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia – Eventi collaterali

epicentro_invito

[fonte: Pezzi di Città]
di Luca Cococcetta

Il 16 Novembre sono stato invitato insieme ad Iginio Tironi a proiettare il film “Radici – L’Aquila di cemento” presso il Workshop dal titolo “Dall’instabilità all’equilibrio: un progetto di rigenerazione urbana. Cantiere di riflessione sull’avvenire delle città vulnerabili”, che si è tenuto dal 15 al 21 Novembre alla Biennale di Venezia, nell’ambito della 2° Mostra Internazionale di Architettura “ People meet in Architecture”. Il Workshop fa parte di E-picentro, progetto che tratta il tema della rigenerazione delle località colpite da eventi sismici curato dai docenti Guendalina Salimei e Christiano Lepratti.

L’evento ha visto la partecipazione di docenti e studenti di sette differenti Università europee:
  • Università degli Studi “Sapienza” – Facoltà di Architettura – Dipartimento Architettura e Progetto
  • Technische Universität Darmstadt – Fachgebiet Entwerfen und Wohnungsbau
  • ESA (Ecole Spéciale d’Architecture) – Paris
  • ENSA (Ecole Nationale Superieure d’Architecture) – Paris Malaquais
  • Università degli Studi di Camerino-Scuola di Architettura e Design, Ascoli Piceno
  • Università degli Studi di Chieti e Pescara – “G. D’Annunzio” – Facoltà di Architettura.

Trascorriamo la mattina visitando le esposizioni presso l’Arsenale, dopo pranzo raggiungiamo lo Spazio Thetis che ospita il gruppo di lavoro di E-picentro. Entrando in questo luogo di idee tutto ci sembra più vicino, I ragazzi, i ricercatori, sono tutti a lavoro  intorno a foto della città dell’Aquila ferita, enormi foto aeree, cartografie di ogni sorta.

Spazio Thetis
Spazi di lavoro “Un sistema di spazi pubblici”

Vediamo le foto del popolo delle carriole, quelle che raffigurano gli aquilani al lavoro coi caschetti e le tute sulle quali campeggiano frasi come “cittadini non si nasce, si diventa” oppure “Oggi mi riprendo la mia dignità” e ci sentiamo a casa, sentiamo subito dal primo momento un calore umano, un’attenzione all’aspetto sociale di essere architetti. Scrive Christiano Lepratti  in “L’Architetto, lo scienziato e l’artista”:

“Noi pensiamo che chi ha scelto di fare l’architetto, debba e dovrà sentire più responsabilità rispetto a quello che fanno i propri colleghi, pensiamo che l’architetto sia un mestiere nobile e che abbia delle grandi responsabilità di fronte a quanto è sempre accaduto e continuerà ad accadere coi terremoti e di fronte a quanto è cominciato ad accadere e accadrà sempre di più spesso con il sistema natura-mondo, arrabbiato, instabile e imprevedibile, oggi come non mai.”

L’architetto propone un approccio multidisciplinare alla riprogettazione della città dell’Aquila attraverso lo sguardo dello scienziato e quello dell’artista, indagando un senso del bello funzionale e necessario.

Tavolo “Un territorio da riconvertire”
Tavolo “Lo spazio di transizione”

Forse la frase PEOPLE MEET IN ARCHITECTURE non è  solo lo slogan, ma una ricerca di senso, un incontro tra l’intellettualità del lavoro dell’architetto e dell’urbanista con le necessità dei cittadini e dei territori.

“Per L’Aquila è necessario un progetto, un sogno collettivo, una strategia che porti nella città nuove risorse e nuove forme di sviluppo. L’aquila ha bisogno che la cultura intera produca per la sua comunità un visione di futuro, un modello di rinascita e di sviluppo e che persegua nuovi modi di vivere e di abitare i luoghi. Occorre passare dal negativo, dall’errore, dalla disgregazione ad un progetto di rinascita “

dall’introduzione al progetto E-picentro di Guendalina Salimei.

Tavolo “Risanamento energetico del centro storico”

In poche parole capiamo subito che siamo nel luogo ideale dove proiettare “Radici – L’Aquila di cemento”, un documentario sulla sostenibilità e il post terremoto, una trattazione incentrata principalmente sul problema sociale, un’analisi delle scelte urbanistiche imposte ad un territorio  in grave difficoltà perché sorpreso nel momento di vulnerabilità, un territorio che ha ora bisogni primari, dettati dalle risposte alle necessità che solitamente si danno per scontate.  All’Aquila non si può ragionare, in questo momento, sulla scala del singolo edificio, del singolo isolato, ma piuttosto ragionare partendo da una scala più vasta che va dal quartiere, dai centri storici, all’intero territorio. Un territorio è fatto dei suoi abitanti, della cultura che ha reso gli spazi luoghi. Le città cambiano e crescono per secoli interi spinte dalle vocazioni territoriali e subiscono, a volte, repentine fratture e trasformazioni.

Dopo la proiezione segue un dibattito interessante e stimolante. Le idee e l’apertura dei giovani studenti hanno sempre il sapore del nuovo, dell’utopia, liberi dalle coercizioni basse del potere e dalle sue forme degeneri. C’è l’idea che un futuro si può pensare collettivamente. L’idea di lavorare in modo integrato con artisti, tecnici e scienziati è la chiave vincente del workshop, la lettura della realtà sotto tutti gli aspetti che la compongono, tenendo conto dell’interezza e della complessità del territorio, delle persone che lo compongono. E’ nel concetto stesso di sostenibilità (1) il coinvolgimento delle giovani generazioni anche come risorsa.

Tavolo “Risanamento energetico del centro storico”
Tavolo “Risanamento energetico del centro storico”

I tavoli di proposte artistiche, seguiti dall’artista Oreste Casalini, propongono soluzioni di socialità negli spazi verdi del centro storico dell’Aquila, colmano quella necessità di luoghi pubblici nei quali i cittadini possano esercitare la collettività, cioè tutto ciò che rende un luogo  (2) dell’abitare CITTA’. Scrive infatti Oreste Casalini nel suo “Epicentro, un sisma di idee”:

“Se non fosse necessario passare attraverso una tragedia così dolorosa sarebbe da augurarsi un momento di ripensamento come questo per tutto il panorama dell’arte, e forse anche per il paese Italia in generale. Sospendere per un momento l’incantesimo, guardare la realtà, guardarsi intorno, ascoltare gli altri, ritrovare un senso comune, il valore dell’esperienza , l’umanità di un gesto donato, la bellezza gratuita di un idea.”

L’Idea di partenza dell’artista  è che luogo  che racchiudeva la vita, dentro le mura della città vecchia, ora è diventato un luogo “esterno”, sconosciuto: “La zona” piena di misteri e pericoli. Dentro ogni aquilano c’è stato un ribaltamento del significato dell’abitare, una crisi di identità (3).


Il dibattito e le idee sono vive, propositive, grande è l’attenzione della professoressa Fabienne Boulle , ciò che nel dibattito italiano vive sotto l’ombra di un pensiero politico, nel senso più deteriore del termine, che impedisce le opinioni, crea i grigi e appiattisce ogni forma di civile dissenso o di dubbio costruttivo, sembra essere riportato sul piano distaccato dell’analisi libera da pregiudizi. La giusta distanza della docente francese e dei suoi allievi ci porta ad uno scambio di idee proficuo e dona una visione europea alla nostra idea di sostenibilità e ricostruzione. Il dibattito verte sulla centralità della socialità vista come motore primario di ogni città, come senso di ogni intervento urbanistico.  Parliamo di Mente Locale, una delle definizioni che ci sembra più adatta per raccontare cosa sia successo agli aquilani dopo il terremoto, per raccontare quel sentimento di nostalgia che provano verso le rovine del loro centro storico.  Scrive infatti Franco La Cecla in “Perdersi”:

“Ma la “mente locale” è si percezione, ma anche definizione dello spazio intorno, tracciamento su di esso delle proprie intenzioni, dei propri movimenti. Ed è anche uso di questo spazio, cioè servirsi dell’intorno come di uno strumento, uno strumento involucro, una protesi della presenza corporea. La casa, la città, il villaggio sono concepiti da molti popoli come un corpo più ampio, una ramificazione allargata delle funzioni (e dell’apprendimento) del corpo maschile e femminile… Gli abitanti di un luogo hanno una immagine mentale del proprio insediamento che a sua volta determina la permanenza e le variazioni della forma “reale” della casa del villaggio, della città”

Proprio questo sembra essere il punto chiave dell’intervento post terremoto aquilano, il progetto C.A.S.E. : una imposizione culturale che cancella la mente locale, la cultura del territorio senza che nessun abitante, se non pochi tecnici comunali che hanno collaborato all’individuazione delle aree del progetto, abbia potuto partecipare a questa scelta. Ora bisogna fare i conti con questo processo di oblio culturale, di cancellazione delle radici appunto, ridisegnare la propria collettività su spazi nuovi, non insediamenti temporanei a scopo di ricostruire il preesistente, ma nuovi quartieri popolari, pensati con la mentalità dell’edilizia popolare degli anni 60: funzionali al ruolo operaio allora, di cittadino che deve “solo abitare” oggi. L’Aquila, una città storica, una città ricca di beni culturali, aspetta i propri abitanti chiusa dalle transenne.

(1)   “Difficile è definire la sostenibilità. L’uso comune della parola “sostenibile” suggerisce l’idea di una capacità di continuare un’attività in presenza di stress, per esempio sostenere un esercizio fisico – come correre o fare le flessioni – e questo ci sembra il significato tecnicamente più accettabile. Così definiamo la sostenibilità agricola come la capacità di mantenere la produttività, vuoi di un campo o di una fattoria o di un’intera nazione, in presenza di stress o shock. Il criterio di Sostenibilità richiede che le condizioni necessarie per un equo accesso al fondo di risorse siano garantite ad ogni generazione futura.

(Scandurra E. e Macchi S., Ambiente e pianificazione. Lessico per le scienze urbane e territoriali, Etas Libri, Milano, 1995.)

(2)Il luogo rappresenta quella parte di verità che appartiene all’architettura: esso è la manifestazione concreta dell’abitare dell’uomo, la cui identità dipende dall’appartenenza ai luoghi.”
(Norberg-Schulz C., Genius Loci, Electa, Milano,1979)

(3) identità “(urbana e territoriale) “Identità del luogo (il suo codice genetico, il rapporto fra storia dell’insediamento umano e la sua riconoscibilità nei segni e nei significati del paesaggio); il senso di appartenenza (le culture, la lingua, la memoria, la qualità simbolica, gli stili di vita dell’abitare); il grado di autodeterminazione della comunità insediata (autonomia culturale e informativa, economica, politica, produttiva); il grado di strutturazione, integrazione, capacità di innovazione dei microsistemi territoriali integrati)”
(Magnaghi A. 1991).
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