Lo scorso 14 dicembre, a partire dalle ore 9.00, presso l’Aula Solano dell’Università della Calabria, si è svolto (alla presenza di circa 350 studenti di vari corsi di laurea) il VI Seminario di Educazione alla Giustizia e alla Cittadinanza attiva sul tema “Sud libero dalle mafie. Oltrepassare la soglia della paura”. L’evento, promosso dal Laboratorio Universitario di Educazione alla Giustizia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, diretto da Michele Borrelli, in collaborazione con Libera, Associazione, nomi e numeri contro le mafie e patrocinato dal Dipartimento di Storia dell’Università della Calabria, ha visto ancora una volta la partecipazione di protagonisti della lotta alle mafie. Sono intervenuti Pino Masciari, uomo di grande coraggio, testimone di giustizia, che ha fatto della legalità la sua ragione di vita; giornalisti, scrittori ed esponenti di associazioni, pedagogisti ed educatori, che promuovono percorsi di educazione alla legalità: Sabrina Garofalo (Referente di Libera – Coordinamento di Cosenza), Ciro Corona (Presidente di (R)esistenza – Associazione di lotta alla illegalità e alla cultura camorristica), Davide Mattiello (Scrittore e Presidente della Fondazione Benvenuti in Italia), Gilda De Caro (Preside del Liceo “Della Valle” di Cosenza), Edoardo Martinelli (Presidente della Fondazione Don Milani).

In questo IV Seminario si è discusso sul panorama complesso della lotta alle mafie, sottoponendo all’attenzione degli studenti la necessità di farsi portatori di una rivoluzione culturale, una necessità vitale per superare il forte radicamento delle mafie nella società, mediante una consapevole e progressiva lotta ai disvalori o pseudovalori, diffusi dalle mafie, che vivono e si alimentano di menzogne e di inganni. In un’epoca povera di certezze e di valori, dove l’unica certezza è l’incertezza, le mafie riescono, purtroppo, a veicolare disvalori pericolosi come cinismo, edonismo, disprezzo per le regole, principi della violenza e dell’immoralità, che offuscano le coscienze, determinando ciò che possiamo definire la notte dell’etica e il buio della ragione. Di qui incomunicabilità, egoismo, assenza di pensiero critico, indisponibilità per l’altro, assoggettamento a varie forme di potere cui viene delegata la gestione del Bene comune, dunque crollo dell’Educazione Umanizzante. In questa situazione, la Pedagogia è chiamata direttamente in causa nel delicato compito di reinterrogarsi sul tema dei valori, in particolare sul tema dei valori della legalità e dell’etica pubblica. Estremamente esplicativo e di grande interesse, al riguardo, anche il messaggio di Raffaele Perrelli, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, che recita: “Credo che una Facoltà di Lettere e Filosofia o, come forse oggi sarebbe più proprio e meno metonimico dire, una Facoltà di Studi umanistici in Calabria non può riconoscere la sua missione formativa soltanto nel mero prelievo di sapere da un attore all’altro della scena educativa. Essa non può non misurarsi con il grande tema della legalità e della democrazia che dalla sola legalità può essere garantita. Parte del territorio di questa regione è in mano alle mafie. Pretendere che una politica dell’alta formazione non tenga conto di questa realtà equivale a “stare dalla parte delle mafie”. Pretendere che la parola “mafia” debba esistere solo nel ‘discorso’ criminologico, equivale ad essere complici. La parola mafia esiste ed il suo discorso è il discorso del potere non arginato dalle leggi, ma ricondotto al primitivismo simbiotico che salda biologia e morale. È il discorso di ogni ‘prevalere’ sull’altro, di ogni violenza, di ogni corruzione, di ogni ferita inferta alla ‘legge’ come fondamento dell’umanità e della sua libertà. Per questo saluto il vostro appello al coraggio e alla resistenza e il vostro progetto di coniugare questi temi con l’insegnamento, lo studio, l’università”.

Agli interventi di grande spessore analitico di Pino Masciari, Ciro Corona, Edoardo Martinelli, Michele Borrelli, Sabrina Garofalo, Gilda De Caro, Davide Mattiello e Giancarlo Costabile, è seguito un acceso dibattito sulle cause politiche, economiche e culturali che hanno contribuito al sorgere e all’espandersi delle criminalità organizzate. Espansione che – come è stato evidenziato dai relatori – non è più solo questione fenomenica o marginale, ma un problema ormai strutturale la cui soluzione presuppone risposte altrettanto strutturali. Hanno partecipato all’acceso dibattito numerosi studenti e i docenti dell’Ateneo Antonella Valenti, Francesco Bossio, Fabio Stizzo, Rocco Servidio. “La democrazia non può essere delegata – ha concluso il Direttore del Laboratorio di Educazione alla Giustizia Michele Borrelli –, piuttosto ha bisogno dell’aiuto di ognuno di noi se vogliamo mantenerla in vita e aprirla a spazi di libertà, di solidarietà e di giustizia sempre più ampi”. Distinguere il Vero dal Falso, riconoscere i Valori del Bene, del Giusto, del Vero, che, come affermava Cicerone, sono i Valori conformi alla natura umana, questo è il senso dell’educazione umanizzante che il Laboratorio di Educazione alla Giustizia si propone, partendo dall’assunto che la società dei Giusti e dei Buoni non è solo pensabile, ma attuabile.

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