Docucity è un festival/rassegna di cinema documentario creato e organizzato a partire dal 2006 dall’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate e Corso di Laurea in Mediazione Culturale insieme al CTU, Centro di servizio per le Tecnologie e la Didattica Universitaria Multimediale e a Distanza. All’organizzazione collabora anche il Dipartimento di Storia delle Arti, della Cultura e dello Spettacolo e Corso di Laurea di Scienze dei Beni Culturali.
Il tema è la polis contemporanea, con le sue topografie in continua trasformazione e la ricchezza di esperienze di coloro che la abitano.
Dopo una serie di giornate tematiche che si sono svolte tra novembre e aprile presso diverse sedi dell’Università, Docucity si è tenuto tra mercoledì 2 e venerdì 4 maggio con 11 film documentari italiani in concorso, eventi e proiezioni speciali presso l’Aula Magna del Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano a Sesto San Giovanni, con le proiezioni degli film documentari finalisti alla presenza della giuria degli studenti. Nella Mediateca Santa Teresa a Milano si sono svolte anteprime, presentazioni, incontri e proiezioni.
I film in concorso sono stati scelti da una giuria presieduta dal regista Marco Bechis e composta da Roberto Escobar (docente e critico cinematografico), Gianfilippo Pedote (produttore), Patrizia Rappazzo (direttrice artistica di Sguardi Altrove Film Festival) e Georg Zeller (responsabile produzione ZeLIG – scuola di documentario, televisione e nuovi media), che ha decretato il vincitore assoluto. La giuria di studenti ha assegnato il Premio del Pubblico: un sostegno alla produzione offerto dalla Casa Editrice Musicale.
Tra le proiezioni speciali da segnalare l’anteprima milanese del nuovo documentario di Marco Bertozzi “Profughi a Cinecittà” , la proiezione del documentario “Cortina de Fumaça”, proiettato nella nuova sezione O Documentário No Espaço Lusófono e seguita da un incontro con il giudice brasiliano Rubens Casara, portavoce della LEAP (Law Enforcement Against Prohibition), l’anteprima italiana del documentario “London is burning” del filmaker e performer inglese Haim Bresheeth e la presentazione del documentario “Il sorriso del capo” di Marco Bechis, presidente della Giuria . E’ stato presentato il volume “Nostalgie urbane”, primo monografico tratto da Docucity, edito da Ed.it e curato da Nicoletta Vallorani, che contiene un testo inedito di Barbara Garlaschelli e l’edizione dvd del film – purtroppo, senza sottotitoli – vincitore dello scorso anno, “My Marlboro City” di Valentina Pedicini.
Molto partecipato è stato anche l’incontro sui diritti musicali nei film Documentari, organizzato dalla casa editrice musicale Musicmedia.
Sono stati presentati anche due reportage fotografici: “The Ephemeral Sight – Cities from a Taxi” con fotografie di Daniel Duart/Emblema e “Hip Hop Burma” con fotografie di Sarah Caron /Emblema.
I film in concorso erano “Leonardo”, di Paolo De Falco, sui cinesi di Bari, “Fakhraddin Gafarov” di Luca Campus ed Elisabetta Massera (sul musicista fuggito dall’Azerbaijan e giunto a Milano), “Good buy Roma” di Gaetano Crivaro e Margherita Pisano (su l’edificio di via del Porto Fluviale a Roma), “Il futuro del mondo passa da qui (City Veins)” di Andrea Deaglio (su Torino). Quindi, “London Trip-tych” di Luca Paci e Luke Heeley, “Piazza Tiburtino III” di Riccardo Russo (sulle lotte per la casa e per la dignità che hanno modificato lo spazio e la vita delle persone), “L’Orchestra in via Padova” di Giuseppe Baresi, “(R)esistenza” di Francesco Cavaliere (racconta otto storie di resistenza civile a Scampia), “Il paese dei bronzi” di Vincenzo Caricari (Riace, Locride. Nel 1998 approda un barcone con 300 curdi. Da allora è in atto un progetto di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo per ripopolare il vecchio borgo. Infine, “Ju tarramutu” di Paolo Pisanelli (su il terremoto a L’Aquila), “Aquiloni controvento” di Alessandro Stevanon (un po’ fuoritema, dato che il corto è su Francesco Nex, pittore valdostano alle soglie dei novant’anni).
Nella sezione Trasformazioni Urbane si sono visti “Magari le cose cambiano” di Andrea Segre, “A Nord Est” di Milo Adami, “La casa verde (una storia politica)” di Gianluca Brezza, “Doble Forza di Ogino Knauss (su Alamar, una città costruita alla periferia dell’Avana negli anni 70).
Sono stati visti anche “Profughi a Cinecittà” di Marco Bertozzi che racconta di quando la città del cinema fu requisita dall’Allied Control Commission per garantire l’alloggiamento delle migliaia di rifugiati creati dalla guerra e convertita in campo profughi, “Zenigma” di Antonello Longo, sullo Z.E.N. di Palermo e “Via Anelli. La chiusura del ghetto” di Marco Segato , che racconta i due anni di lavoro, tra marzo 2005 e luglio 2007, in cui l’amministrazione comunale di Padova chiuse il Complesso Serenissima, simbolo della criminalità straniera in città.
Molto interessante sono risultati “42 storie da un edificio mondo” di Francesca Cogni e Donatello De Mattia che racconta del palazzo in viale Bligny 42, a Milano, e “London is Burning” di Haim Bresheeth, presente in sala, un documento significativo e toccante sui disordini londinesi dell’estate 2011 e sul ruolo della Sinistra in Gran Bretagna e in Europa.
Nella sezione Ritratti, infine, “Alisya nel paese delle meraviglie” di Simone Amendola (su Cinquina, recente periferia di Roma, e la sua realtà del tutto simile alle banlieues parigine) e “Beijing taxi” di Alessandro De Toni.
Il vincitore del concorso è risultato essere Deaglio con “Il futuro del mondo passa da qui”, per la mancanza di retorica nel raccontare i margini di Torino, usando un linguaggio cinematografico molto personale. Menzione speciale a “Leonardo” di De Falco, che ci permette di vederci con gli occhi di un’altra cultura. Premio del pubblico a “Good buy Roma” di Crivaro e Pisano, dove occupare una caserma vuota è un nuovo modo per abitare la metropoli.
La giuria degli studenti ha scelto “Ju Tarramutu” di Pisanelli.
