bowie
Due “Wanted man”: Kurt Cobain e David Bowie.

Lei ha solo ventun anni, è alla sua prima personale. Ma dietro c’è molto lavoro, c’è l’Accademia di Brera, c’è un padre, Marco Lodola, noto nel mondo della scultura luminosa e della manipolazione artistica di materiali plastici.
È presto per parlare di autentiche opere d’arte, eppure la mostra di Bianca Lodola è interessante e suggestiva. C’è già uno stile, una sorta di “marchio di fabbrica” che caratterizza questa sua carrellata di ritratti. A cominciare dalla tecnica: tutti smalti su tela di almeno un metro per lato o poco più. Sono i volti di Bob Dylan, Jimi Hendrix, Robert Smith, Mick Jagger, Johnny Cash, Jim Morrison, i Beatles, Kurt Cobain, Angus Young, David Bowie, Janis Joplin e così via. Quasi tutti protagonisti della musica rock, con la sola evidente eccezione di Frida Kahlo, che in fondo era rock nella sua pittura e nel suo stile di vita. Ma non occorre essere appassionati di musica (come il vecchio e intramontabile Red Ronnie, che ha voluto inaugurare la mostra), tanto meno occorre conoscere la storia personale di ciascuno di loro. È sufficiente leggerli così, come volti di uomini del Novecento che andavano controcorrente. Volti di gente scomoda perché fuori dal coro e, appunto per questo, volti con l’impronta del “ricercato”, wanted man, divenuti sin troppo popolari. Ecco il motivo per cui Bianca Lodola ha cercato di evocarli nelle loro iconografie più note ma al tempo stesso li ha reinventati e isolati in un contesto cromatico galvanizzato di colore, quasi fluorescente, in modo da fornire all’osservatore una nuova chiave di lettura.
Mi sono anche chiesto cosa abbiano in comune, al di là della musica, questi volti per lo più bianchi, dai tratti e dalle ombre essenziali, dagli sguardi fissi. Sono tutti personaggi ormai scomparsi, il cui pallore è la nuova identità: non più esseri viventi nella realtà ma viventi in una realtà “altra”, quella dell’immaginario collettivo. Dove la fugace realtà quotidiana si fa simbolo eterno e immutabile, di qui la necessità di un linguaggio espressionista in luogo della rappresentazione realistica.
Le contaminazioni artistiche di Bianca Lodola sono tutte moderne: dalle sgocciolature di Pollock (evidenti in Kurt), alle campiture uniformi spesso giocate su colori complementari, ai grandi riferimenti pittorici di Andy Warhol e all’istinto provocatorio della Pop art. A Warhol in particolare e alla sua mostra allestita nel 1964 al Padiglione dello Stato di New York, dove aveva utilizzato le foto segnaletiche dei tredici uomini più ricercati d’America, si rifà l’idea di Bianca Lodola. Ma al contrario di Warhol, il cui scopo era evidenziare quanto fosse inutile creare nuove icone e quanto fosse invece sufficiente modificarne il contesto espositivo, Bianca Lodola fermenta di inventiva. In lei è la voglia di esplorare le potenzialità dell’immagine, il gusto del colore, e soprattutto il vigore necessario per cercare qualcosa di nuovo, nuove strade dove condurre l’arte del XXI secolo. Perché, come diceva Jean Cassou, l’arte è un’invenzione incessante.

Bianca
Bianca Lodola

Nota biografica.
Bianca Lodola nasce a Pavia nel 1994. Frequenta l’Accademia di Brera, lavora con mezzi della pittura e della fotografia. Nel 2014 ha esposto alcuni scatti in occasione della mostra “Ponticino” allestita presso il palazzo del Broletto di Pavia e nella collettiva “Paesaggi dell’uomo” presso la Biblioteca della Scienza e della Tecnica dell’Università di Pavia. Ha realizzato un lavoro per il disco di Gianluca Grignani “A volte esagero” e una collezione di foulard d’autore per Gierre Milano. “Wanted man” è la sua prima mostra personale.

Bianca Lodola, Wanted man, mostra personale, 3 agosto/11 settembre, Libreria Mondadori Duomo, Milano.

(www.romanofiocchi.it)

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