Palazzo Grassi e Corriere della Sera Futura presentano un progetto social sul tema dell’identità, ispirato alla mostra in corso a Punta della Dogana a Venezia “Dancing with Myself”, aperta al pubblico fino al 16 dicembre 2018.

Il progetto prende spunto dal tema dell’esposizione che indagal’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ’70 a oggi.

Dal 9 al 15 luglio trenta domande a firma della redazione del Corriere della Sera inviteranno – attraverso i canali Facebook, Twitter e Instagram del quotidiano e di Palazzo Grassi – a riflettere sugli interrogativi suggeriti dalle opere degli oltre 30 artisti presenti in mostra. Un grande questionario aperto, dunque, volto a creare una discussione tra punti di vista personali ed esperienze collettive, aspirazioni, racconti del passato e analogie.

Da Cindy Sherman a Bruce Nauman, da Alighiero Boetti a Roni Horn, la mostra collettiva “Dancing with Myself” a cura di Martin Bethenod e Florian Ebner, accompagna il visitatore lungo quattro tematiche che si sviluppano in un percorso negli spazi di Punta della Dogana – Melancolia, Giochi d’Identità, Autobiografie Politiche, Materia Prima – attraverso 145 opere con un nucleo di oltre 100 lavori della Pinault Collection, molti dei quali mai esposti prima a Venezia, e una selezione di opere provenienti dal Museum Folkwang.

La partnership con il Corriere della Sera si inserisce nella visione di Palazzo Grassi rivolta allo sviluppo di una comunicazione digitale pensata al coinvolgimento del pubblico e alla produzione di contenuti inediti e di approfondimento sui temi delle mostre in corso.

LA MOSTRA
La mostra collettiva “Dancing with Myself” a cura di Martin Bethenod e Florian Ebner nasce dalla collaborazione tra la Pinault Collection e il Museum Folkwang di Essen, dove è stata presentata in una prima versione nel 2016. L’esposizione è stata profondamente ripensata per gli spazi di Punta della Dogana, con oltre 56 opere non esposte nel museo tedesco.

“Dancing with Myself” indaga l’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ’70 a oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera. Attraverso un’ampia varietà di pratiche artistiche e linguaggi (fotografia, video, pittura, scultura, installazioni…), di culture e provenienza, di generazioni ed esperienze, la mostra mette in luce il contrasto tra attitudini differenti: la malinconia e la vanità, il gioco ironico dell’identità e l’autobiografia politica, la riflessione esistenziale e il corpo come scultura, effigie o frammento, e la sua rappresentazione simbolica.

Fino al 16 dicembre 2018 a Punta della Dogana, Venezia.

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