ORLI ESTREMI DI QUALCHE ETÀ SEPOLTA
DOMINGO MILELLA
Orli estremi di qualche età sepolta
Uno sguardo da Castelmezzano: Le civiltà rupestri del Mediterraneo e oltre
a cura di 3/3
Inaugurazione sabato 3 settembre ore 19.00 Palazzo Coiro – Castelmezzano
—–
sabato 3 settembre ore 17.00
Scuola “Conte Antonio Campagna”
Incontro con Domingo Milella, 3/3 e Michele Cera (documentary platform):
L’eredità architettonica anonima fra storia arcaica e storia presente
A Castelmezzano, borgo delle Dolomiti Lucane, saranno in mostra a partire dal 3 settembre, per un mese, le fotografie di Domingo Millella. Le immagini che saranno esposte fanno parte di una ricerca che l’autore porta avanti sul paesaggio. Incentrate sul rapporto tra natura e civiltà, e sulla costruzione di un senso di identità e memoria, raccontano il possibile dialogo tra cultura antica e moderna.
Ciò che in questa esposizione accomuna luoghi geograficamente lontani tra loro è la tensione che il paesaggio, attraverso la sua complessa stratificazione, rende evidente ai nostri occhi. Dal bacino del Mediterraneo fino al Messico, lo sguardo di Milella racconta l’odierna coesistenza di una storia arcaica e di un presente che dialogano non senza contrasti. Gli insediamenti abitativi, le strutture e le infrastrutture urbane si insinuano e mescolano nella pietra, materia prima di una cultura ancestrale, di un’identità radicata che non si arrende alla modernità.
La mostra è inserita tra le iniziative promosse da The View From Lucania (TVFL), un ampio progetto per la fotografia che ha scelto la Lucania come luogo privilegiato in cui realizzare la propria offerta culturale. Interesse primario di TVFL è produrre cultura e sviluppo territoriale attraverso la realizzazione di progetti legati al mondo dell’audiovisivo presieduti da fotografi di fama internazionale e qualificati professionisti del settore.
La mostra ha il contributo e il patrocinio dell’Agenzia di Promozione Territoriale Basilicata (APT) e del Comune Di Castelmezzano.
Il 4 settembre, e per giorni, prenderà il via anche un workshop a cura di 3/3 dedicato al libro fotografico, una forma espressiva di importanza centrale nello sviluppo di progetti legati all’immagine.
Domingo Milella negli ultimi anni ha incrementato il suo corpus fotografico attraverso numerosi viaggi nel Sud Italia e nei paesi del Mediterraneo con lo scopo di fondare una ricerca ed un dialogo con e sul paesaggio contemporaneo. Quello che l’autore ha trovato in questi luoghi è una cultura silente e dimenticata che resiste a quelle che Pasolini aveva descritto come le inesorabili forme del “Dopo-storia”: la modernizzazione ed il processo capitalistico sfaldano il senso di comunità ed il radicamento. Le fotografie di Milella si fanno moderne portavoci del messaggio formulato da Pasolini nel documentario “La forma della città”, difendendo forme, strutture, e profili non monumentali del paesaggio, si fanno portavoci di un passato anonimo ma importante quanto quello legato a grandi eventi della storia.
Guardando Castelmezzano, dall’alto delle Piccole Dolomiti Lucane, è evidente il filo che lega, attraverso i suoi tratti arcaici, questa realtà del Sud Italia alle antiche e moderne popolazioni dell’Anatolia, alla Grecia, all’Egitto fino al Messico erede dell’impero precolombiano. Nelle immagini degli insediamenti rupestri in Anatolia, come nella veduta della città di Ankara, è evidente la coesistenza di storia passata e presente. Ciò che dalle immagini traspare è la forza del passato, il valore quasi archetipale di una comune dimensione arcaica dell’abitare espressa nella sua consistenza più solida: la pietra, e la montagna. Dimensione quest’ultima che Milella ritrova nelle Murge del tarantino, tra Castellaneta e Massafra, lungo il ciglio della gravina di San Marco, che mostra lo sviluppo dalla pietra scavata a quella costruita, e a Polignano, nel barese, arroccata su uno sperone a strapiombo sul mare.
Nelle prime immagini scattate da Milella a Tlatelolco, Piazza delle Tre Culture, a Città del Messico, l’incontro di tre frontiere culturali, quella Azteca, quella coloniale e quella moderna, è la manifestazione lampante di quell’esperienza collettiva che sopravvive attraverso complesse stratificazioni diventando emblema di una civiltà estesa, di una comunità globale fatta di legami atavici fondati sulla tradizione e sul radicamento al proprio territorio.












