L’opera vincitrice della prima edizione del Premio Durello New Perspectives è

“Inno Nazionale d’Italia” di Valentina Miorandi

Incisione sonora su vinile del 2011, 1'49'', proposta da Galleria Arte Boccanera.

Incisione sonora su vinile del 2011, 1'49'', proposta da Galleria Arte Boccanera.

La Giuria, presieduta da Alfredo Cramerotti, dopo una prima valutazione delle opere candidate al concorso attraverso il sito www.startingcollection.com, ha effettuato venerdì 7 ottobre la sua scelta in fiera, con la seguente motivazione:

“Il Premio Durello è nato per supportare artisti che presentano e discutono un tema, un soggetto, rendendolo in maniera inconsueta e con angolo inesplorato; e non c’è dubbio che l’opera vincitrice del 2011, “Inno Nazionale d”Italia 2011” dell’artista Valentina Miorandi, sia uno degli esempi più fulgidi ed efficaci in questo senso.

L’opera, in sé è rappresentata da un disco in vinile che supporta la registrazione di una sessione di tre cori di montagna – una settantina di uomini e donne che hanno eseguito, con guida di un direttore musicale, l’inno nazionale di Mameli con il testo originale sostituito da parole-chiave della Costituzione Italiana.

Termini come ‘democratica’, ‘donne e uomini’, ‘libera persona, ‘libera espressione’, ‘di tutti volontà’, risuonano vicini, forse troppo vicini per metterci a nostro agio. Mettono in moto questioni sul loro significato profondo, qui e ora. Miorandi ha estratto queste parole-chiave e le ha date ai cori di montagna perché le facessero proprie, le attivassero attraverso melodie emozionali che tutti conoscono, e si trasformassero così in pensieri che ci entrano in testa e rimettono in discussione l’idea di che cosa è la nostra società, e soprattutto come la stiamo costituendo, cambiandola continuamente poco a poco.

In che direzione vada questo cambiamento, dipende da noi. E qui il lavoro dell’artista si fa acuto, quasi micidiale nella sua efficacia, perché i cori stessi stanno facendo propria la nuova composizione, e la ripropongono nelle loro performance, come parte del repertorio.

Miorandi non si presta a facili atteggiamenti critici senza conseguenze: genera contenuti e adotta mezzi sempre in maniera funzionale, fa qualcosa che serve alle persone che guardano o ascoltano. E non c’è retorica che tenga, dal momento che ci implica in quello che siamo”.

 

In collaborazione con

 

L’opera è stata acquistata da Colli Vicentini, che ha indetto, in collaborazione con KN studio Associazione Culturale, il Premio Durello New Perspectives, rivolgendosi ad artisti e collettivi, nazionali e internazionali, presentati dalle gallerie partecipanti alla settima edizione di ArtVerona, che avessero lavorato su un tema, presentandolo al pubblico in forme inaspettate e/o con approccio inconsueto.

La Giuria, presieduta da Alfredo Cramerotti, direttore Mostyn (Wales), è composta da Chiara Bertola, direttrice artistica dell’Hangar Bicocca di Milano; Flavia Fossa Margutti, responsabile comunicazione del Mart – Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto; Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Durello; Silvano Nicolato, Vice Presidente di Colli Vicentini e Massimo Simonetti, direttore artistico di ArtVerona.

“L’arte non germoglia e cresce in una bolla, ma è una forma di approfondimento e riflessione della condizione umana nel tempo e nello spazio. Quando l’estetica di questa comunicazione entra in conflitto con il suo contenuto, succedono cose interessanti: per questo abbiamo ideato un premio che risponda specificatamente a questa dinamica, dove un uso inconsueto e immaginativo dei materiali e delle relazioni di cui è composto il lavoro, generi una riflessione nuova e acuta sul proprio tempo.

Alla base di questa iniziativa c’è la convinzione che l’arte non apporti ‘nuova’ conoscenza di per sé, e nemmeno si limiti alla rappresentazione di tale conoscenza della condizione umana. Piuttosto, il lavoro e l’approccio artistico affilano costantemente e rendono sotto nuova luce le esistenti vie di produzione e circolazione di tale conoscenza. Il Premio Durello è nato per sostenere gli artisti che hanno il coraggio di inserire l’arte in rapporti di influenza reciproca con altri sistemi che regolano la nostra esistenza, quali le comunicazioni di massa, la scienza, il diritto o anche l’urbanistica, giusto per citare qualcuno dei metodi con cui l’umanità regola e governa le proprie relazioni.

Questo significa slittare in maniera continua la percezione di noi stessi  e della società in cui viviamo, e in cui l’artista opera. La migliore arte, in questo senso, è quella che stimola sia l’intelletto che i sensi, che facilita livelli di comunicazione tra artisti e spettatori, scrittori e lettori, visionari e pratici, opinionisti e refrattari, fondamentalisti e qualunquisti; è quella che permette una molteplicità di prospettive, e che alla fine impegna il soggetto o argomento con estro, studio e integrità – anche etica. E quando lo fa confrontadosi con le aspettative della società, innesca un processo di rigenerazione, importantissimo per via della complessità delle nostre esistenze e dei suoi processi.

L’opera vincitrice, sarà quella che attraverso l’argomento di cui tratta, riflette il proprio tempo e lo fa usando materiali e relazioni in maniera abile, inesplorata, convincente, ironica, sottile. Quella che ci smuove dentro, e che dice qualcosa che ci fa ripensare noi stessi come individui e comunità attraverso forme inaspettate. Ed è uno sforzo che merita di essere riconosciuto e supportato”.

 

Alfredo Cramerotti

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