John Latham / Lee Ufan

10 febbraio 2012 – 16 marzo 2012

Lisson Gallery Milan, Via Zenale, 3

La mostra John Latham / Lee Ufan presenta il lavoro di due artisti rivoluzionari, conosciuti per il loro rigore concettuale e teorico. Ognuno a suo modo, John Latham (1921-2006) e Lee Ufan (b.1936) testimoniano la continua indagine rivolta alla comprensione dell’universo e delle leggi che lo dominano.

Gli spazi della galleria sono dedicati alla presentazione di lavori creati da John Latham nel corso di 40 anni, e che rivelano le profonde riflessioni dell’artista sulla tematica umana. Latham concepiva il proprio lavoro come un articolato e complesso sistema che trova, da una parte, espressione visiva nei book reliefs (dipinti che incorporano libri), negli assemblages, nei film e nelle performance e, dall’altra, forma teorica nelle riflessioni concettuali e negli scritti dell’artista.

Fondata sulla Teoria Quantistica, la ricerca teorica di Latham ha come obiettivo primario il superamento della tradizionale distinzione tra materia e coscienza. Latham sostiene l’esistenza di un sistema onnicomprensivo, che ha la capacità di descrivere ogni cosa nell’Universo – tanto gli oggetti inanimati quanto gli esseri viventi – come eventi dalle precise caratteristiche “time- bases” (intervalli temporali), concetto che l’autore elabora nella “Time-Base Theory”. Un tipo particolare di soggetto umano, definito da Latham come “Observer” (Osservatore), “Reflexive Intuitive Organism” (Organismo Riflessivo Intuitivo) e successivamente come “Incidental Person” (Persona Incidentale), è posto al centro dell’intero sistema.

Latter Day Observer (1963) si riferisce a una serie di opere realizzate da Latham tra il 1959 e il 1960, intitolate Observer Reliefs e ispirate al romanzo di Dostoyevsky I fratelli Karamazov. I tre fratelli – Mitya, Ivan e Alyosha – rappresentano per Latham i differenti stati o livelli dell’esistenza umana. Mentre Mitya e Ivan incarnano rispettivamente lo stato istintivo e quello razionale, Alyosha ricopre un ruolo particolarmente significativo ed è espressione stessa dello stato “Reflective – Intuitive”, di raffinatezza e di abilità nel porre riflessione e intuizione al di sopra della ragione.

Le caratteristiche tipiche di Alyosha – la capacità nel comprendere le relazioni analizzandole dall’esterno e di avere profonde intuizioni – portano Latham a un ulteriore sviluppo del concetto di “Incidental Person” in concomitanza con la nascita del gruppo APG (Artist Placement Group), organizzazione che Latham aiutò a fondare e che aveva lo scopo di inserire gli artisti all’interno del sistema economico, industriale e politico. Il gruppo APG individuava nell’artista un agente di cambiamento all’interno del convenzionale sistema sociale e economico.

Come parte del programma del gruppo APG, Latham intraprese nel 1975 un periodo di ricerca all’interno del Dipartimento di Sviluppo dello Scottish Office. Il progetto al quale si dedicò si concentrava su alcuni giganti cumuli di ardesia, localmente noti come “bings”, residui dell’industria mineraria dell’area di Edinburgo. Nel 1947, da una fotografia aerea che ritraeva un gruppo di questi cumuli, Latham identificò la “Niddrie Woman”, figura antropomorfa somigliante a un corpo femminile con cuore, torso e utero. Latham propose di eleggere il luogo a monumento nazionale erigendo due gigantesche sculture-libro che potessero essere scalate e usate come piattaforme di osservazione del paesaggio circostante.

Latham lavorò inoltre su numerosi modelli per la realizzazione di opere monumentali, rimaste però incompiute. Il “book relief” M.F.I. Bing fu realizzato nel 1967 ma non venne esposto prima del 1976. M.F.I. è l’acronimo di “Mental Furniture Industry”, definizione, probabilmente coniata durante la ricerca in Scozia, per indicare negativamente la formazione accademica specializzata.

The N-U Niddrie Heart (1991) – inizialmente un multiplo di 37 elementi – si riferisce direttamente alla rappresentazione diagrammatica tramite la quale, secondo Latham, è possibile definire differenti livelli di esistenza lungo un’asse lineare “A-Z”. All’interno di questo sistema nel quale “A” rappresenta l’elemento temporale più breve e “Z” quello più lungo, l’area da “N” a “U” è occupata da differenti livelli di consapevolezza umana. Ogni elemento di The N- U Niddrie Heart è costituito da lastre di vetro assemblate a forma di libro e poste sul pavimento, separate una dall’altra tramite cumuli di sabbia. Tra le lastre verticali di vetro, sono presenti due grandi volumi di colore verde e marrone – The Pregnancy Survival Manual (Manuale di Sopravvivenza alla Gravidanza) e Vanished Species (Specie Estinte)– che, in maniera differente per ciascun elemento, vengono affiancati da altri libri, piccoli oggetti, pittura e fili metallici. Il contenuto etico proposto dai due libri diviene metafora dell’intera vita, dalla nascita fino alla morte, attraverso differenti livelli di consapevolezza umana. Latham introdusse il vetro nella sua produzione artistica a partire dal 1980 per la sua trasparenza e la sua natura stabile capace di simboleggiare un’onnipresenza a-temporale.

Il tema della “Niddrie Woman” riapparve in una serie di opere realizzate nella metà degli anni Novanta. Conosciuti con il nome di N-U Niddrie o Cosmic Blood, questi lavori vennero eseguiti dall’artista attraverso la tecnica della pittura spray e vennero realizzati ponendo alcune tele sul pavimento dello studio di Latham e trasferendo il colore, applicato sul vetro, direttamente sulla loro superficie. Alcune delle opere riproducono elementi esplicitamente riferiti all’anatomia della “Niddrie Woman”, mentre altre presentano motivi astratti. In particolare, una delle opere, che raffigura un punto rosso al centro della tela, si riferisce a Full Stop (1961), parte della collezione permanente della Tate. Full Stop presenta un denso punto nero impresso al centro della tela, creato grazie all’azione ripetuta di uno spruzzatore – un singolo punto che nel linguaggio tipografico sta a significare una fine, ma che in uno spazio vuoto può rappresentare un inizio. I punti molteplici generati dall’uso spray dello spruzzatore, creano un’ambiguità di scala, simboleggiando sia sciami di particelle infinitesimali che galassie incommensurabili. Latham spesso presenta tele non incorniciate o parzialmente arrotolate in modo che l’immagine non sia mai visibile nella sua interezza.

Le opere “Niddrie”, che furono inizialmente presentate a Edinburgo come un’unica installazione alla metà degli anni Novanta, contestualizzano il concetto di umanità di Latham sia all’interno della dimensione infinitesimale dell’evento minimo “Least Event”, sia in quella universale e di più ampia riflessione ambientalista legata alla sopravvivenza del nostro pianeta. 01 – 1 – 10 (2005) è l’ultimo lavoro di Latham descritto dall’artista come “un segno per un evento di minima estensione che nasce da un impulso senza estensione”. L’opera è costituita da due pannelli di vetro e da una tavola bianca attraversata da un segno nero verticale che rappresenta lo stato binario 0, o vuoto, e lo stato 1, materia o “Least Event”.

Precursor to Story of the RIO (1982) è uno studio per una serie di 18 pannelli che mostrano il progressivo aumento di complessità a partire da un proto universo, indicato da un vetro trasparente, fino ad arrivare al “Reflective Intuitive Organism” rappresentato invece da cumuli di libri.

Latham ha spesso esposto, insieme alle sue tele, riproduzioni della fotografia aerea originale dei “bings”. Questa prospettiva, negata all’essere umano sulla Terra, è riutilizzata nel film in 16 mm Erth (1971) realizzato da Latham e presentato qui in formato video. Il film propone una rigorosa sequenza di immagini statiche, che accelera la sua velocità attraverso un conto alla rovescia, partendo dallo spazio cosmico fino ad arrivare alla superficie terrestre e alla figura umana. Nella monografia dedicata a John Latham dallo storico dell’arte John A. Walker, Erth viene definito come la metafora che rappresenta “il tipo di distanza che Latham considera necessaria affinché l’umanità abbia una visione obiettiva di se stessa”.

Due opere di Lee Ufan sono esposte nel giardino esterno alla galleria: Relatum – Lover (1986) e Relatum – Friendship (2003). Lee Ufan è considerato come uno dei maggiori esponenti del gruppo d’avanguardia Mono-ha (Object School), attivo in Giappone alla fine degli anni ’60. La scuola di pensiero Mono-ha rifiuta la modalità di rappresentazione imposta dal pensiero occidentale, preferendole “l’arte dell’incontro”, che mette in relazione le profonde riflessioni dell’artista con la realtà esterna e che si focalizza sulla giustapposizione di materiali non lavorati. Lee è conosciuto sia per le sue opere pittoriche e per le sue sculture così come per il contributo fornito alla letteratura come poeta e scrittore. Alla base della pratica artistica di Lee si trova il concetto orientale dell’individuo che si identifica attraverso la relazione con l’altro e si differenzia dalla nozione occidentale dell’Ego.

Entrambe le sculture presentate appartengono alla serie Relatum, combinazioni di pietre non lavorate e lastre di ferro rettangolari di provenienza industriale. Queste composizioni sono flessibili e hanno di per sé natura temporanea, essendo create attraverso l’interazione tra i materiali stessi e tra questi e lo spazio circostante. Le sculture esprimono il concetto di “Yohaku” o spazio di risonanza, caro a Lee Ufan, che spiega come la forza e l’energia scaturisca da uno spazio vuoto piuttosto che dall’intervento dell’artista. “Se pongo un forte accento sullo spazio, combinando una pietra naturale con una lastra di ferro neutra, l’aria intorno all’opera, piuttosto che l’opera stessa, acquista densità e il luogo dove questi oggetti sono posti si rivela chiaramente come un mondo aperto”.

 

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