Quello delle presenze-assenze è il tema che accomuna tutta la ricerca fotografica di Renato Gasperini. È la tecnica che nello sfocato e nel mosso ricerca presenze diverse da quelle visibili, perché la realtà è spesso più complessa di quello che si può dire a parole; attraverso il sovrapporsi degli spazi e dei luoghi l’artista va alla ricerca anche della dimensione del tempo, di quel futuro che la modernità ha contratto sottraendo all’uomo la capacità di un progetto, di quel presente che gira in modo frenetico su se stesso, facendo dimenticare il ritmo lento: the time is out of joint, il tempo è fuori luogo, per dirla con Shakespeare.
La mostra alla galleria Aocf58 presenta una parte di questa ricerca: l’indagine attraverso la natura e gli spazi della quotidianità di quella dimensione interiore a cui l’uomo non sa più dare voce, perché privato dalla velocità di ogni tempo di riflessione.
Il fotografo fa un uso sapiente della macchina fotografica, tutti i movimenti e le sovrapposizioni sono fatte in ripresa. Nella serie dei paesaggi sovrappone trasparenze che allontanano i luoghi naturali dalla loro rasserenante realtà, trovando nei segni umani che attraversano gli spazi un che di inquietante e minaccioso. Nei due ritratti nei lightbox disegna, attraverso le ombre, i dubbi e le angosce che popolano il tempo umano mettendo in primo piano le incertezze di un artista che attraverso le domande tenta di conoscere un po’ più il mondo e se stesso.
Renato Gasperini è un fotografo che si è formato seguendo corsi e stage con professionisti internazionali, tra cui Francesco Zizola, Giorgia Fiorio, Ferdinando Scianna, Andrzej Dragan, Valerio Spada. Ha ricevuto due menzioni d’onore all’IPA International Photography Awards nel 2010, e un secondo posto allo stesso concorso nella categoria Self-portrait con uno dei due autoritratti in esposizione; nel 2011 una menzione d’onore allo SWPA Sony World Photography Awards.
Annalisa Filonzi
Sede Galleria AOCF58, via Flaminia 58- Roma (trasporto: metro A fermata Flaminio)
Artista RENATO GASPERINI
Titolo IL TEMPO È FUORI LUOGO
Testo e cura Annalisa Filonzi
Inaugurazione 7 maggio 2012, ore 18.30
Periodo espositivo dal 7 al 25 maggio 2012
Orario dal lunedì al venerdì ore 17.30 –20,00 (chiuso sabato e festivi)
RENATO GASPERINI: FOTOGRAFARE L’INVISIBILE
La fotografia è spesso narrazione, racconto breve di un istante, di un luogo, che si fissa nella nostra memoria e si allunga nel nostro immaginario con la forza dei fatti storici o irripetibili. Anche in arte, il linguaggio è spesso confuso con il mezzo: la capacità di testimoniare viene scambiata con la possibilità di esprimere di per sé.
Non è facile trovare foto che hanno valore in quanto tali, come una scultura realizzata in legno anziché in marmo perché l’artista attraverso questo materiale vuole trasmettere una certa sensazione, opere che utilizzano questo mezzo solo perché può aggiungere una diversa connotazione a ciò che fanno vedere.
La macchina fotografica di Renato Gasperini sa come trattare la luce: è questa infatti la componente fondamentale della fotografia, anche oggi che con il digitale questo elemento non serve più ad impressionare una pellicola, ma ad organizzare un numero esatto di pixel. È forse per questo motivo, perché la luce -accesa o spenta- organizza in bit ogni istante della nostra vita, che il mezzo fotografico è diventato lo strumento più attuale per esprimere anche le nostre emozioni.
È infatti al di là delle immagini e delle figure rappresentate che si colloca il centro comunicativo di questo fotografo. Una particolare sensibilità nella percezione della luce gli permette di disegnare i neri delle ombre con forme che vanno al di là della realtà. Le immagini non raccontano solo ciò che si vede, ma amplificano la possibilità di espressione arricchendola con gli stati d’animo e le emozioni. Le fotografie di Gasperini sono una continua scommessa a dire di più, ad indicare anche a chi non sa guardare che la vita ha diverse stratificazioni di significato. Con il vero senso del dubbio e del non certo che attanaglia ogni vero artista di oggi, che è consapevole che il mondo non può più essere descritto ma solo interrogato, le foto si popolano di personaggi: presenze-assenze le chiama l’artista, perché o in trasparenza o stagliate nette sul fondo o ancora solo ricordate stanno ad indicare quanto è profonda la realtà, se la consideriamo nell’insieme dei suoi dati esperienziali ed emotivi. Ma queste fotografie non giocano con le tecnologie, nascono da un uso sapiente della macchina: tutti i movimenti, tutte le sovrapposizioni sono fatti in ripresa.
Presenze assenze come figure umane che popolano gli spazi della quotidianità, abitando di angosce i neri che disegnano gli oggetti quotidiani, con la discrezione trasparente di chi non è abituato a condividere con un pubblico la propria interiorità.
Presenze assenze come piccoli occhi di luce, inanimate presenze che inscatolano l’operato dell’uomo e ne proteggono un’umanità che corre il rischio di disperdersi, rarefarsi nell’immensità del paesaggio.
Presenze assenze come ombre che disegnano architetture solitarie nella loro immensità, forme incerte che spezzano una geometria che ha l’arroganza di spiegare la realtà.
Presenze assenze che a volte abbandonano il mosso e lo sfocato per cercare con l’obiettivo l’invisibilità presente del tormento umano nel disegno nitido di luoghi e oggetti logorati dal passaggio di tante storie; e non c’è compiacimento nella desolazione, solo la percezione che il tempo che scorre in senso cronologico destabilizza il singolo, ma definisce la Storia.
C’è sempre qualcosa in più di quello che si vede, nelle fotografie di Gasperini, è un continuo interrogarsi e mettersi alla prova. Come quando mette in posa due corpi, un uomo e una donna, e li fa scolpire dalla luce che li fissa in una posa da statua antica: qui ancora non c’è solo la presenza di una storia di due vite che si intrecciano, non c’è solo il tempo millenario che trascorrendo si è impregnato del senso di tante vite di uomini e donne e che oggi ci fa dire: sono un Uomo e una Donna insieme; la vera protagonista, assente seppure assai presente, è la Vita, il frutto di quelle storie millenarie che ancora oggi è l’unico significato della presenza dell’uomo.
Sempre alla ricerca della vita queste foto, anche negli sguardi artificiali dei manichini senza vita, che vivono esistenze non loro, anche nei monumenti e nelle architetture cittadine che parlano al passato.
Tutto il mondo di Gasperini è pervaso di umanità: un insieme di piccoli o grandi gesti comandati da profonde riflessioni e interrogativi, di dubbi e affermazioni, di quel pensiero che ci distingue dagli esseri inanimati e dagli animali. Anche l’immensa forza della natura è dominata da questa spiritualità tutta umana. Come può questo essere che sembra dall’aspetto così insignificante, così di poco valore, sembra domandarsi il fotografo, dominare così vastamente i luoghi? Essere così presente anche in spazi che dovrebbero essere dominati dalla natura, come i boschi, stratificazioni di storia, di storie, di presenze, di pieni e di vuoti? Nelle foto dei boschi e degli alberi c’è questo stupore. La poetica che coerentemente racchiude la ricerca fotografica di Renato Gasperini parte da qui: dalla rilevazione di presenze di umanità che si disciolgono nello spazio, troppo piccole e timide per occuparlo in modo arrogante, troppo grandi per sparire del tutto e non lasciare un segnale del proprio passaggio.
Annalisa Filonzi
Da Primapagina, rivista di BancaMarche, marzo 2012
