CONVERSATION WITH THE BODY at #MACTCACT #Ticino

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CONVERSATION WITH THE BODY

Massimiliano Baldassarri, Stefania Beretta, Jérémie Blanes, Carlo Buzzi, Giuseppe Chiari, Mat Collishaw, Martin Disler, Lior Herchkovitz, Ivan Lupi, Gunnar Müller, Aldo Patocchi, Paolo Ravalico Scerri, Sonja Maria Schobinger, Valter Luca Signorile, Daniel Tsal, Massimo Vitangeli, Erga Yaari.

3 March – 27 May 2018

Discoursing about the body is tantamount for some to discussing incarnation between the spiritual and mystery-enshrouded dimension of birth and the no less mystery-enshrouded and enigmatic dimension of death: a short enough journey between an event with inexplicable features and another whose features are infinite. That’s how we’d like to see ourselves when faced with the End, within the confines of a trail of psycho-corporal sufferings. A time lapse that construes our identification with the spirit become incarnate as a moment of experimentation of the consciousness and a biological continuation.

Even nowadays, mysticism leaves no page unturned in its effort to find answers, in a terrain where – because this is a question of faith – there are no answers to be found. Faith exists: it is not open to question. And likewise the body as the incarnation of the spirit.

This axiom brings us to diverse and differentiated diatribes between dogma and philosophy, whereby in the first case the assumptions made are not open to discussion, while in the second, philosophy – by definition – quite rightly questions every one of our gestures in a dimension of analysis. Considered in the light of these countless dialogues with the Universe, the body acts as a lens that gives us a glimpse of a spiritual existence related to the weight of physical constriction.

Nevertheless, it also represents the sensual and sexual body, the body social with all its codes of manifestation and affirmation, the body politic, the body that strives to survive through years and through illness, the body that also becomes an existential code. There is no annulment of the body without it involving the annihilation of the cultural spirit that the body contains and possesses. Violence perpetrated on the body constitutes the negation of the psychic and philosophical person who inhabits it, by either assassinating or dominating it. Every mental concept passes through the body and its expression of the emotions and passions: this is where the soul resides and it is ultimately here that we find the true definition of identity. These days, it is easier for individuals to be seen as a consequence of the exhibition of their bodies than for that of their spiritual essence.

The works and the artists featured in this exhibition are diverse.

The issues, as I mentioned previously, are related to the sexual body, the body politic, the civic body, the gentle body or to that other, more violent one; to the geographical body, to roots, without sidestepping the need to dig deeper into the concept of ‘power relationships’ that nearly always takes the shape – in a visible society as aesthetic and evanescent as ours – of war and of physical conflict. A union and a matrimony are power relationships, but so are separation and divorce. They include meetings, but also the conflict for each person’s own individuality and eternal solitude.

Everything touches the body if we construe it as a place of impetus and of passions: a form of reality that counterbalances meta-reality, the ideal we otherwise call truth. And every truth is unique, personal and personalised.

The truth belongs to us, while reality does not: the spirit belongs to us, while the body, on the contrary, does not.

We live in times when a life tears itself away from us, while at the very same time another existence demands its presence: a dimension we know mistakenly as Death.

Every artist in this exhibition has used different means at different times to express this clamorous sense of distress that makes human existence unique in its scenographic and choreographic splendour.

Mario Casanova, Bellinzona, 2017.
Translation by Pete Kercher

DIALOGO CON IL CORPO

Massimiliano Baldassarri, Stefania Beretta, Jérémie Blanes, Carlo Buzzi, Giuseppe Chiari, Mat Collishaw, Martin Disler, Lior Herchkovitz, Ivan Lupi, Gunnar Müller, Aldo Patocchi, Paolo Ravalico Scerri, Sonja Maria Schobinger, Valter Luca Signorile, Daniel Tsal, Massimo Vitangeli, Erga Yaari.

3 marzo – 27 maggio 2018

Disquisire di corpo equivale a parlare, per taluni, dell’incarnazione tra la dimensione spirituale e misterica della nascita e quella altrettanto misterica ed enigmatica della morte: un percorso breve tra un evento a tratti inspiegabile e un altro dai tratti infiniti. Così ci piacerebbe credere di fronte alla Fine entro un percorso di sofferenze psico-corporali. Un lasso di tempo che vede nell’identificazione con lo spirito fattosi carne un momento di sperimentazione della coscienza ed una prosecuzione biologica.

La mistica, ancora oggi, non si risparmia nel cercare di trovare risposte, laddove di risposte – proprio perché di fede si tratta – non ne ha. La fede esiste e non si discute. Così il corpo come incarnazione dello spirito.

Questo assioma ci porta alle diverse e differenziate diatribe tra dogma e filosofia, dove nel primo caso gli assunti non vengono discussi, mentre, per quanto riguarda il secondo, la filosofia – per definizione – mette giustamente in discussione ogni nostro gesto e pensiero entro una dimensione analitica. Il corpo, nell’ambito di questi innumerevoli dialoghi con l’Universo, agisce come una lente che ci fa intravvedere un’esistenza spirituale connessa al peso della costrizione fisica.

Essa rappresenta, tuttavia, anche il corpo sensuale e sessuale, il corpo sociale attraverso tutti i suoi codici di manifestazione e di affermazione, il corpo politico, il corpo che cerca di sopravvivere agli anni e alla malattia, il corpo che diventa anche codice esistenziale. Non esiste annullamento del corpo, senza che ciò comporti l’annientamento dello spirito culturale ch’esso contiene e possiede. La violenza sul corpo rappresenta la negazione della persona psichica e filosofica che lo abita, proprio attraverso il suo assassinio o la sua dominazione. Ogni concetto mentale passa attraverso il corpo e la sua espressione emotiva e passionale; in esso abita l’anima e in fondo ad essa la vera definizione d’identità. Oggi è più facile essere visti per l’esibizione del proprio corpo che per quella della ricchezza spirituale.

Le opere e gli autori all’interno di questa mostra si diversificano.

I temi, come detto pocanzi, sono legati al corpo sessuale, politico, civile, a quello dolce o a quell’altro più violento; al corpo geografico, alla radice, non senza esimersi dall’approfondire il concetto di ‘rapporto di forza’, che quasi sempre, prende corpo – entro una società visibile, estetica ed effimera come la nostra –, nella guerra e nello scontro fisico. Il rapporto di forza è l’unione e lo sposalizio, ma anche la separazione e il divorzio. È incontro, ma anche conflitto per la propria particolare individualità ed eterna solitudine.

Ogni cosa tocca il corpo, inteso come luogo dell’impeto e delle passioni; una forma di realtà che si contrappone alla meta-realtà, all’ideale altrimenti chiamato verità. Ogni verità è unica, personale e personalizzata.

La verità ci appartiene, la realtà no: lo spirito ci appartiene, il corpo, invece, no.

È un tempo, in cui una Vita ci strappa a sé, mentre nell’istesso tempo un’altra esistenza ci chiede la sua presenza: una dimensione che chiamiamo erroneamente Morte.

Ogni autore all’interno di questa esposizione ha espresso con modi e in epoche diverse questo strepitoso disagio, che rende l’esistenza umana unica nel suo splendore scenografico e coreografico.

Mario Casanova, Bellinzona, 2017.

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