L’artista cinese fino al 25 maggio sarà a Milano alla Lisson Gallery di via Zenale con alcune sculture in ceramica – tradizionalmente la più alta forma d’arte cinese - e una in marmo. Opere che uniscono il rispetto e l’omaggio alla tradizione cinese a un colpo di coda verso la modernità e una costante consapevolezza sociale e politica.
Il tratto distintivo di Ai Weiwei è l’impegno politico, che gli è costato diverse disavventure ma che lo ha anche reso l’icona che è. La sua meravigliosa istallazione scultura “Sunflower Seeds”, vista nel 2010 alla Tate Modern di Londra, composta da un milione di semi di girasole di ceramica fatti a mano dagli abitanti di un intero villaggio, in Cina fu una della cause che convinsero il governo a metterlo ai domiciliari a Pechino, dove si trova ancora.
Tra le opere visibili alla Lisson, “Oil spill” (perdita di petrolio) dove la ceramica viene adoperata per rappresentare una serie di macchie nere dall’aspetto lucido e oleoso posate sul pavimento della sala grande in modo quasi casuale. A uno sguardo distratto, l’illusione ottica le fa scambiare davvero per macchie oleose.
A poca distanza, “Ghost Gu”, due vasi decorati all’interno con disegni identici a quelli dell’epoca Yuan. Ci sono quindi due “Watermelon”, due angurie realizzate con attenzione maniacale ai dettagli realistici. Un “Marble Plate” lavorato in modo straordinario (non si deve dimenticare che in questo caso si tratta di marmo!) e la serie di “Bubble” realizzato appositamente per il giardino della Lisson. Sono bolle di ceramica blu disposte in ordine geometrico, che devono ricordare bolle d’aria e riflettere ciò che è attorno. In giardino, infine, gli oltre due metri di “Pillar”. Queste opere vogliono far confrontare la maestria della tecnica (secondo tecniche tradizionali, tramandate da artigiani locali) con la perfezione della natura. Sono quasi tutte opere realizzate direttamente dall’artista; mancano, infatti, le creazioni ready made che caratterizzano Ai Weiwei.


